DogBlog
Aggiornamenti (quasi sempre) scientifici dal mondo cinofilo

I cani dell'11 settembre

Il contributo delle unità cinofile interventure dopo gli attacchi terroristici

Genelle Guzman-McMillan[1,2,3], una segretaria che lavorava al 64 piano, non capì cosa veramente stesse succedendo quando un aereo si scontrò con il World Trade Center. Sentì solo un boato lontano, il pavimento scuotersi sotto i piedi come stesse collassando e pensò ad un terremoto. Guardò fuori dalla finestra, e vide migliaia di fogli di carta svolazzare nel cielo terso di una bellissima mattina di settembre. Lei ed i suoi colleghi appresero cosa stesse accadendo solo guardando la TV nella sala conferenze, più di un’ora dopo l’impatto. Gli era stato detto di restare tranquilli, di non muoversi da lì. Dopo un po’ decisero comunque di scendere utilizzando le scale di emergenza. Salvò il suo lavoro, spense il computer e raggiunse gli altri. Non c’era panico, incontrarono persino dei vigili del fuoco che salivano e questo li rassicurò. Era arrivata più o meno al 13 piano, era ormai sicura di avercela fatta e si fermò per togliersi le scarpe col tacco. Le sembrò di aver perso l’equilibrio. I muri invece le stavano letteralmente crollando addosso e si ritrovò a precipitare verso il suolo insieme alle tonnellate di ferro e cemento dei 100 piani sovrastanti. Si fermò, viva, distesa su un fianco, completamente immobilizzata. L’unica cosa morbida sotto di lei era il corpo di un’altra persona, morta. Restò lì distesa per circa 27 ore, al buio, pregando, sino a quando la mattina del 12 Settembre alle 9:15 un pastore tedesco di nome Trakr segnalò la sua presenza. Fu l’ultima persona ad essere estratta viva dalle macerie di Ground Zero. Solo 20 persone vennero salvate. 2753 persone persero la vita a New York.

Tutti noi abbiamo letto e sentito molto sull’11 settembre. Il punto di vista questa volta è diverso, è la storia dei binomi che da ogni parte degli Stati Uniti accorsero per cercare i sopravvissuti prima ed i resti dopo a Ground Zero, da molti ribattezzato Ground Hero, al Pentagono, e nella discarica di Staten Island (Fresh Kills Landfill) dove vennero trasportate le macerie provenienti da Manhattan. Vi troviamo i cani del FEMA (Federal Emergency Management Agency) super-addestrati nella ricerca sia di persone che di cadaveri, i cani delle forze dell’ordine, i molti volontari che, spesso non adeguatamente preparati, si presentarono per dare comunque il loro aiuto, i cani da pet therapy che diedero sollievo ed un minimo di contatto “umano” ai tanti soccorritori impegnati a lavorare senza sosta in un’ambiente infernale. Un tema ricorrente infatti è quello dei soccorritori che si fermano ad accarezzare un cane, a parlargli, a ricordare con il suo conduttore il cane a casa, o quello che non avevano mai avuto. Un modo per estraniarsi, anche solo per un minuto, per ritrovare una dimensione umana familiare in un ambiente intriso di dolore e frustrazione.

I racconti dei conduttori impegnati a Ground Zero concordano nel presentare un ambiente spettrale, così diverso da quello rappresentato nei media. Un mondo in bianco e nero, dove tutto era coperto da uno strato di polvere spesso alto sino al ginocchio, un ammasso di ferro, cemento, vetro alto diversi piani, in continuo movimento, con voragini ed anfratti, fuochi ancora attivi sotto le macerie, un odore acre, il rumore caotico ed incessante delle macchine, delle migliaia di soccorritori. Ovunque si chiedeva dei cani, dei cani. I vigili del fuoco limitavano un’area, il cane sotto gli occhi di tutti la percorreva agilmente, senza collare e senza guinzaglio, compreso nello svolgimento del suo lavoro. Non sapeva cosa fosse veramente successo. Per lui l’importante era lavorare con il suo conduttore, ottenerne l’approvazione, magari pure una pallina. Era più che sufficiente. Se segnalava qualcosa, un secondo binomio veniva introdotto per confermare il segnale e poi si procedeva allo scavo.

 

ALCUNE TESTIMONIANZE[4]

Bretagne, Golden Retriever, FEMA TYPE I (certificazione di addestramento avanzato) Condotta da Denise Corliss, Texas Task Force 1

Quando Denise e Bretagne (Brittany) vennero assegnate al World Trade Center il 17 settembre, Denise in cuor suo pregò che entrambi sarebbero state in grado di rimaner concentrate sul difficile lavoro che le aspettava.
Non aveva di che preoccuparsi. Una sola occhiata alla zona del disastro, e Brit entrò immediatamente in modalità lavoro. “Facemmo tutto in automatismo, la diretta conseguenza di tutte quelle settimane di addestramento. La ricerca per lei è un gioco. Tutti i segnali la eccitano... quando sono in uniforme e mi metto gli anfibi ed il casco. Per lei l’ambiente è solo il luogo dove si lavora.” Brittany rimase in uno stato di eccitazione per i successivi 10 giorni.
“Noi siamo qualificati dal FEMA per la ricerca di persone vive, ma sfortunatamente non c’erano più sopravvissuti. La pressione di trovare superstiti era molto alta, tutti ti guardavano, specialmente i vigili del fuoco che speravano di trovare qualcuno dei loro ancora vivo. Quando salivamo sulle macerie (la chiamavano “The Pile”) c’era un mare di vigili del fuoco che si spostavano come il Mar Rosso al nostro passaggio e ci guardavano andare a lavorare, sperando che avremmo trovato qualcuno.” Sebbene Brittany fosse addestrata alla ricerca di persone vive segnalò comunque con il suo linguaggio del corpo, un giro della testa ed una breve pausa, che c’era qualcosa lì. “Dovetti solo imparare a leggere il mio cane”.
Fisicamente provata dai turni di 12 ore, Brittany imparò a rilassarsi e riposare nel suo Kennel. Il suo comportamento cambiò radicalmente quando non stava lavorando. “Qualche volta mi lasciava lì per andare a sdraiarsi vicino ad un vigile del fuoco. Non uno qualsiasi. Sceglieva con cura. Una volta c’era questo vigile del fuoco seduto contro il muro in modo quasi solenne. Brittany andò da lui e posò la testa sulle sue gambe. Provai a richiamarla, e lui mi disse di no, di lasciarla lì. La accarezzò in silenzio per un po’, poi mi raggiunse e ci ringraziò entrambi.
Fui molto sorpresa dal ruolo inaspettato che ci trovammo a ricoprire. Molto del nostro tempo era impegnato da persone che venivano ad accarezzare il cane. Un uomo in particolare mi restò impresso. Iniziò a coccolare Brittany e mi disse che in fondo i cani nemmeno gli piacevano. Si inginocchiò al suo fianco e spiegò che il suo migliore amico era tra i dispersi. Lui amava moltissimo i cani e si sarebbe tanto dispiaciuto se non avesse accarezzato questo cane.”

 

Piper, Pastore Tedesco certificato nella ricerca di dispersi in aree extraurbane Condotto da Sonny Whynmann, New Jersey Task Force 1

Sonny e Piper furono tra i primi ad arrivare al World Trade Center nel pomeriggio dell’11 settembre. Scaricarono la loro attrezzatura al Javits Center, furono trasportati in autobus ed infine camminarono per alcuni isolati sino a Ground Zero.
“Quando arrivammo fu come entrare all’inferno. C’erano persone che correvano in tutte le direzioni. C’erano decine di vigili del fuoco e tutti ci imploravano di portare il cane da loro. Dissi a Piper, Cerca, e quando lui piagnucolava o alzava la zampa e mi guardava, tutti i vigili si affrettavano a raggiungerlo. Erano cosi ansiosi di trovare uno dei loro dove il cane aveva segnalato qualcosa. Fu allora che iniziai a partecipare della loro profonda sofferenza. Avevamo 10 o 12 cani nella nostra squadra. In totale Piper ed i suoi compagni trovarono circa 15 cadaveri.
Un vigile del fuoco mi approciò, con il viso triste, gli occhi segnati, le guancie cadenti e mi chiese se poteva accarezzare il cane. Poi si abbassò, abbracciò Piper e gli sussurrò qualcosa nell’orecchio. Piper lo guardò e scodinzolò. Quando il vigile ci lasciò sorrideva, poco poco.
Condividemmo il campo base al Javits Center con gli altri binomi del FEMA che arrivarono dopo. Molti dormirono sul pavimento, i cani accanto a loro, con le teste appoggiate sui conduttori. I cani ricevettero moltissime attenzioni dai veterinari, chiropratici, fisioterapisti ed infermiere. Non aspettavano altro che lavare e massaggiare i cani. Piper era in brutte condizioni, le zampe arrossate ed escoriate, gli occhi rossi. Noi avevamo le maschere durante il lavoro ma i cani non avevano nulla.
Le esperienze avute con questa squadra cinofila mi aprirono un mondo nuovo. So cos’è la fede adesso, cosa significa realmente. Ho un partner che non mi chiede nulla se non di stare al mio fianco e fare la sua parte. E quando è stanco o soffre, lavora persino di più. Nella mia prossima vita, mi piacerebbe esser così buono e bravo.”


UNO STUDIO SULLE PATOLOGIE RISCONTRATE DAI CANI DURANTE LE OPERAZIONI DI RICERCA [5,6]

Una ricerca del team di Kimberly Slensky pubblicata nel 2004 ha cercato di andare oltre l’anedotto, la testimonianza, per quanto importantissime. Si sono chiesti che cosa fosse accaduto ai cani in termini di rischi per la salute durante quei giorni, che cosa si possa imparare da quella esperienza. Hanno cercato di contattare tutti i conduttori che presero parte alle operazioni di soccorso al World Trade Center, il Pentagono, e nella discarica di Staten Island (Fresh Kills Landfill). Si stima fossero 250-300 binomi. Di questi 85 vennero schierati dal FEMA (Federal Emergency Management Agency), altri dalle forze di polizia ed altri ancora da volontari che si presentarono spontaneamente nei luoghi del disastro.
Dei 212 binomi contattati 96 compilarono i 2 questionari richiesti. Il primo riguardava i dati del cane (sesso, età, peso, dieta, stato di salute, tipo e livello di addestramento); il secondo riguardava i giorni, il luogo, i turni e le ore lavorate, i problemi di salute riscontrati durante le operazioni di ricerca.
L’età media dei cani era di 5 anni (il range andava da 1 ad 11). Le razze più utilizzate erano: Pastore Tedesco (31 cani); Labrador Retrievers (28); Golden Retrievers (12). L’esperienza media nella ricerca era di 4 anni. 92 cani (96%) erano addestrati alla ricerca di persone vive; 58 cani (60%) erano addestrati alla ricerca di cadaveri, 54 cani (56%) erano addestrati a trovare entrambi.
I conduttori riportarono che 70 cani (73%) effettuarono ritrovamenti confermati di cadaveri. 4 cani (4%) segnalarono la presenza di persone ancora vive. Nessuna segnalazione di sopravissuti potè esser confermata però.


PATOLOGIE RIPORTATE
• Nel complesso 65 cani (68%) riscontrò problemi di salute durante il lavoro;
• 34 cani (35%) riportarono tagli ed escoriazioni, soprattutto alle zampe. Dei 9 cani che indossarono protezioni per le zampe 4 riportarono comunque ferite in quelle aree;
• 22 cani (23%) riportarono perdite di peso;
• 21 cani (22%) ebbero problemi al tratto gastro-intestinale, in particolare vomito e diarrea;
• 19 cani soffrirono di disidratazione;
• 23 cani (24%) soffrirono di affaticamento, o perchè eccessivamente stanchi o perchè incapaci di recuperare completamente.


RACCOMANDAZIONI
Il FEMA raccomanda turni di non più di 12 ore, ed ogni 20-45 minuti di lavoro un uguale periodo di pausa dovrebbe esser concesso all’animale. Vista la situazione nelle zone degli attacchi ed il pressante bisogno di unità cinofile i binomi possono aver lavorato più del dovuto. In futuro ci si dovrebbe adoperare per applicare i necessari tempi di riposo, al fine di migliorare l’efficienza delle ricerca e la sicurezza degli animali. I cani infatti diventano meno utili ed accurati quando sono stanchi.

Moltissimi cani riportarono perdite di peso, e moltissimi di questi soffrirono di inappetenza. I lunghi turni di lavoro e lo stress dell’ambiente molto probabilmente comportarono un’insufficiente assunzione di cibo ed acqua. I muscoli dei cani bruciano i grassi meglio di quelli degli uomini. Una dieta più ricca di grassi e proteine e con meno carboidrati è quindi una scelta migliore in situazioni in cui è richiesto un lavoro di resistenza.
Pochissimi cani utilizzarono protezioni per le zampe e ciò nonostante le ferite importanti furono rarissime, con un solo cane sottoposto ad intervento chirurgico. I tagli e le escoriazioni tuttavia furono molto diffusi e rappresentaro anzi la principale patologia. La preoccupazione espressa a riguardo dai conduttori è che i cani hanno bisogno di poter espandere i polpastrelli sul terreno per ottenere la necessaria trazione e muoversi al tempo stesso con leggerezza su un fondo spesso instabile. Ancora non esiste un tipo di calzatura capace di combinare la necessaria presa sul terreno con l’altrettanto importante protezione della zampa dell’animale.

Un’ulteriore problema fu la mancanza di un centro di coordinamento delle unità cinofile che ne registrasse il numero, verificasse la competenza, organizasse i turni di lavoro applicando periodi di riposo più rigidi. Il personale veterinario dovrebbe diventare parte integrante delle organizzazioni che si occupano di disastri. Un’area lontano dalle operazioni e dagli altri operatori dovrebbe esser dedicata specificamente al riposo e le particolari necessità delle squadre cinofile.


ANCORA UNA TESTIMONIANZA [4]

Thea, Labrador Retriever. Fema Type I (certificazione di addestramento avanzato) Condotta da Elena Lopez de Mesa, Florida Task Force 1

Arrivarono a Ground Zero il 12 settembre e lavorarono ‘The Pile’ per i successivi 16 giorni. “La mia prima impressione dell’area fu di shock. C’era fuoco ed acciaio incandescente. Potevo vedere solo l’odio. Ma Thea si comportò come se fosse a Disneyland. Fu confortante sapere che i cani non avevano idea della tragedia che si apriva davanti ai loro occhi. Erano lì per svolgere il loro compito e divertirsi.
Thea lavorò tra le 12 e le 15 ore durante il turno giornaliero, a volte cercando, a volte aspettando. Durante le pause, attese pazientemente il prossimo compito, la nuova opportunità di cercare.
Nonostante la lunghezza dei turni, Thea mantenne il suo tipico entusiasmo dal primo all’ultimo giorno. La sua coda era sempre bella alta e scodinzolante. Il supporto del suo team la mantenne positiva e sempre pronta al lavoro. Tra un turno e l’altro giocammo con i nostri cani al Convention Center per tenerli (loro e noi) belli carichi. Il gioco fu una bella ricompensa per tutti. Gli altri soccorritori di solito amavano i nostri cani; li faceva sorridere accarezzarli e parlargli.
Non credo che il mio cane sia un eroe. Questo è il lavoro che ama; per lei è un grande gioco. Sono onorata di poterlo svolgere con lei. Credo molto in quello che i nostri cani riescono a fare, ed ogni tipo di pubblicità aiuta a sostenere i nostri sforzi. Fummo veramente felici nel nostro piccolo di poter aiutare il nostro paese durante un disastro così terribile. “

 

EPILOGO [7,8]

Il 6 giugno 2016, in una clinica veterinaria nel sobborgo di Cypress, Houston (Texas), il cane Bretagne (il Golden Retriever, Brittany) è morta. Era l’ultima sopravvissuta conosciuta dei cani che presero parte alle operazioni di Search and Rescue dopo i tragici attentati terroristici dell’11 settembre.
Circa due dozzine tra le persone che presero parte alle prime operazioni onorarono Bretagne con il saluto miltare (the honor wall) quando scese dalla macchina e camminò per entrare nella clinica in quello che sarebbe stato il suo ultimo lunedì. Aveva 16 anni.
Una bandiera americana fu avvolta sul suo corpo all’uscita.

 


FONTI:

(1) The Encyclopedia of 9/11 (New York Magazine) http://nymag.com/news/articles/ http://nymag.com/news/9-11/10th-anniversary/last-survivor/ wtc/
(2) ABC, Conversations with Richard Fidler, 25 agosto 2011 http://www.abc.net.au/local/stories/2011/08/25/3302061.htm
(3) Wikipedia, Trakr     https://en.wikipedia.org/wiki/Trakr
(4) Le testimonianze che ho tradotto provengono dal libro scritto da Nona Kilgore Bauer - Dog Heroes of September 11th, A Tribute (10th Annivers)ay Ed. 2011). E’ stato veramente difficile scegliere quali storie riportare e quali tralasciare. Non posso che raccomandare la lettura del libro per intero. E’ ben scritto, semplice e scorrevole. Le foto poi sono magnifiche. L’unico neo è che probabilmente vi ritroverete a commuovervi più di quanto avreste voluto. https://books.google.it/books/about/Dog_Heroes_of_September_11th.html?id=CsYJBgAAQBAJ&redir_esc=y
(5) Slensky et al (2004) Deployment morbidity among search-and-rescue dogs used after the September 11, 2001, terrorist attacks http://avmajournals.avma.org/doi/abs/10.2460/javma.2004.225.868
(6) Otto et al (2002) Field treatment of search dogs. Lessons learned from the World Trade Center disaster http://onlinelibrary.wiley.com/wol1/doi/10.1046/j.1435-6935.2002.00004.x/abstract
(7) The New York Times, 7 Giugno 2016: Mourning Bretagne, a Search Dog and Symbol of 9/11 Heroism https://www.nytimes.com/2016/06/08/nyregion/bretagne-believed-to-be-the-last-remaining-9-11-search-dog-dies-at-16.html
(8) US NEWS, 7 Giugno 2016: Last Known 9/11 Search Dog Dies https://www.usnews.com/news/us/articles/2016-06-07/last-known-living-9-11-search-dog-dies-in-texas-at-age-16